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fornitore ufficiale della real casa borbonica delle due sicilie
Ombrelli di Mario Talarico
Rassegna Stampa

- 1-10-2003 -

Monsieur

Cacciatori di Stile

Metafora della spada, dello scettro e del bastone, un bell'ombrello conferisce un pizzico di solennità da un lato e di disinvoltura dall'altro.
Non dubito che ci sia ancora e ci sarà sempre qualcuno che coltivi il gusto di passeggiare di quando in quando per il puro piacere di andare, sfoggiare un bell'abito, guardare i passanti, perdere una decina di minuti con l'immancabile incontro casuale. Avrei aggiunto anche guardare le vetrine, se non fosse che l'uomo dalle abitudini così raffinate le trovi ormai sempre meno interessanti, finestre sul vuoto che si susseguono eguali in ogni città, sforzandosi a spremere ogni filone di consenso senza alcuna passione o conoscenza. In queste occasioni l'ombrello è un compagno ideale.

Dona gravità al passo e grazia alla posizione da fermo e, quasi lo dimenticavo, è anche utilissimo per ripararsi dalla pioggia. Chi lo ama non lo porta con sé solo se gia tuona e lampeggia, ma appena il cielo sia sufficientemente coperto.

Si tratta di un utensile quasi immutato dal diciottesimo secolo, realizzato sullo stesso principio dei suoi antenati e in parte con gli stessi materiali. Una volta per tenderlo si usavano fanoni di balena ed oggi si usano acciaio o fibre tecnologiche, ma la foggia è la stessa ed i legni tradizionali sono in uso da secoli. Mentre dei cappelli si sono occupati in molti, manca una bibliografia sugli ombrelli. Sarà quindi utile una nomenclatura delle parti che lo compongono, mediante la quale approfondirne la costruzione.

Parlerò solo dell'ombrello lungo, perché nel guardaroba dell'Uomo di Gusto i tipi pieghevoli rappresentano un ghetto, un prodotto di umile nascita, umili destini, umili utilizzi. Esistono tre grandi tipologie costruttive:

1 - Ad asta intera. Manico ed asta sono un unico pezzo continuo. E' la soluzione più spettacolare e spesso la più pregiata, in quanto i manici di questo tipo sono sempre più rari. Inoltre, trattandosi di prodotti naturali, per guarnirli occorre disporre di una gran varietà di canole e di placche per il puntale, tutte dai diametri diversi. Gli ombrelli vanno poi montati ad uno ad uno, provando quale canola scorra meglio e cercando pazientemente ogni volta la placca giusta, proprio come se si misurasse un anello ad una signora..

2 - Ad asta scortecciata. Pur essendo in un unico pezzo col manico, l'asta è tornita e rettificata. In questo caso i diametri sono in genere da sedici o da venti millimetri. Il prodotto è più leggero, ma generalmente meno pregiato. Preferito dall'ombrelleria inglese, non si tratta comunque di una soluzione di ripiego tout-court. Alcune essenze non possono aversi ad asta intera ed altre trovano nella scortecciatura il vantaggio di una maggiore flessibilità.

3 - A collo d'oca. Il manico è di un'essenza pregiata e l'asta in faggio tinto o naturale. La giunzione è sfumata in una tornitura svasata, il cui profilo dà il nome al prodotto. Vi sono anche altri tipi di costruzione mista: La parte lunga della balena è fissata in alto alla doppia noce e termina in basso nella punta, che ha una sorta di cruna cui viene cucita la coperta.. Il segmento più corto parte dalla forcella e termina nella canola, il cilindro cavo scorrevole che serve a tendere il ragno, cioè il complesso delle balene, ancorandolo alla molla superiore. Nei migliori ombrelli, la canola deve essere in metallo fuso e non stampato. Se poi la vedete in plastica, allontanatevi in silenzio e guardate che non vi seguano: è un furto. Le molle, una inferiore che blocca l'ombrello a riposo ed una superiore che lo tiene aperto, sono in acciaio armonico e fissate in alloggi fresati nell'asta. Il terminale che tocca il suolo, in metallo per gli ombrelli inglesi, in corno per gli italiani ed in plastica per quelli di scarso valore, si chiama puntale.L'imbuto metallico che serra in alto la coperta è detto placca. In alcuni modelli preziosi è in corno, o, nei pezzi d'epoca, in tartaruga o avorio.
Gli ombrelli di pregio hanno varie guarnizioni in tessuto: la calzettina o pezzuola che copre la forcella; il riccetto o rosetta di guarnizione, sotto la placca; i riccetti o rosette, uno mobile che guarnisce la canola ed uno fisso che guarnisce la doppia noce. Per chiudere l'ombrello, alla coperta sono assicurati uno o due nastrini, con un anello metallico che si fissa al bottone, che dovrebbe essere in madreperla, a quattro buchi e cucitura incrociata. Il nastrino in alto serve a chiudere l'ombrello, raccogliendo le punte come si farebbe con le stecche dello shangai. Quello in basso serra la coperta quando è arrotolata. I modelli con asta in metallo o in faggio senza collo d'oca hanno al posto del nastrino alto un anello detto godet. Per evitare che alle balene venga la scoliosi, cioè si pieghino senza rispettare le cuciture degli spicchi, un ombrello di alta gamma deve avere tre punti di cucitura ben stretti: uno alla forcella e altri due lungo la balena, ciascuno con ripetuti giri di filo in tinta con la coperta. La sagoma ad ombrello aperto sarà tanto più bella con asta in metallo, in fibra di carbonio o in essenze nobili, ma vediamo ora come è fatto un ombrello. La coperta o spoglia è formata in genere da otto spicchi di tessuto, che nelle migliori qualità è in un twill pesante di nylon. Il raggio è in genere di circa sessantatre centimetri, che possono passare a sessantasette per modelli extra e fino a settantasette e spiccioli per i tipi da automobile e da golf. Le stecche vengono tradizionalmente dette anche balene, in ricordo di un lontano passato. Sono formate da un segmento lungo, che regge e tende la coperta, e da uno corto, incernierato al primo con una sorta di ginocchio detto forcella. Devono essere in acciaio. Diffidate del carbonio, che è leggero e flessibile, ma cede inesorabilmente nelle giunture. Comporta inoltre una forma più rozza dell'ombrello chiuso, in quanto le balene di questo materiale hanno un diametro maggiore. quanto più la cupola sarà definita. Beninteso, senza arrivare all'ogiva di quella del Brunelleschi in Firenze o alla semisfera di quelle di San Marco in Venezia. Diciamo che il profilo di quella del Pantheon romano è quasi perfetto. Gli ombrelli a scatto o pieghevoli, che non possono avere tensioni adeguate, sono condannati per questo a restare oggetti approssimativi. Ricordo che la cosa più importante per un ombrello classico è la curvatura del manico, che deve tendere a chiudersi, lasciando aperto un arco leggermente inferiore alla metà di un cerchio e descrivendo un arco armonioso. Un manico più aperto, anche solo a centoottanta gradi precisi, si dice scurvato e non vale nulla. Già sento qualcuno obiettare che non valga la pena acquistare un ombrello di pregio. Tale perplessità mi sembra motivata dalla possibilità che sia rubato o smarrito. E' un problema di fiducia in se stessi. Un oggetto di valore, che sentiamo nostro perché ha una storia ed un valore cui abbiamo contribuito cercandolo, non verrà lasciato in giro tanto facilmente e ci risulterà naturale averne cura. Accade con le penne, le auto, gli accendini. L'aspirazione all'eccellenza non è una patologia rara e non tutti coloro che ne soffrono si ritengono per questo sfortunati. Sono in realtà pochissimi gli oggetti funzionali cui la civiltà non abbia conferito valori aggiuntivi: piatti e bicchieri, ad esempio, che pure si rompono con gran facilità. Dovremmo allora ritenere che gli sforzi per passare dalla terracotta alla porcellana smaltata siano stati inutili? Penso, al contrario, che solo sapere che altrove vi sia chi produce, chi conserva e chi usa prodotti unici di ogni natura e ne goda, contribuisca a mantenere quel registro di differenze che è alla base del piacere e della vita stessa.
L'ombrello, poi, può anche uscire poco o punto. Restando a casa, svolgerà nel portabastoni un ruolo silenzioso, paragonabile a quello di un quadro o di una scultura. Credo che la rinascita dell'ombrello sia anzi possibile proprio in quanto lo si concepisca come oggetto da collezione e da arredamento. Come testimonianza di perizia artistica ha diritto di essere conservato a lungo ed il suo nemico non sono i ladri, quanto l'incuria. Ricordate di non arrotolare e riporre l'ombrello quando è bagnato, ma di lasciarlo asciugare aperto, poggiato al pavimento. Io uso asciugare ogni volta la punta con un fazzolettino, per evitare che il ristagno d'acqua la macchi o la ammattisca. Le essenze fondamentali per iniziare una raccolta di ombrelli sono i seguenti:

1 - La Malacca - Si tratta di una liana tropicale, simile al rattan con cui sono costruite le sedie. Difficile trovarla ad asta intera, in genere è a collo d'oca, ma è splendidamente leggera e flessibile se ad asta scortecciata.E' un manico formale, idoneo per accompagnarsi a completi impegnativi e in occasione di cerimonie. Come il bambù, la qualità migliore proviene dal Giappone. La malacca vietnamita ha il cuore più morbido ed è meno pregiata.

2 - Il Bambù - Il materiale più versatile, idoneo in tutte le occasioni. Il colore deve ricordare quello della pastafrolla, con qualche bruciatura da cornicione di pizza. Insomma un programma gastronomico, il cui fascino è aumentato dall'impossibilità di trovare due manici che si somiglino anche vagamente. Il collezionista napoletano Fabrizio Proto mi mostrava recentemente undici diversi pezzi in bambù, alcuni scelti per il colore e la forma, altri per la quantità di nodi. Intenerito da tanta passione, acconsentii a cedergli dalla mia raccolta personale il dodicesimo sigillo: un pezzo da viaggio unico, con puntale e manico incernierati e reclinabili.

3 - Il Ciliegio - E' noto con questa denominazione il legno che dovrebbe dirsi marasca, perché la sua pianta non fruttifica. E' il manico più venduto nella gamma alta. Ha un tocco rustico, ma un colore scuro che se coperto in nero lo rende adeguato anche agli abiti da città. Proviene dall'est europeo, ex Jugoslavia, da antiche piantagioni specializzate. Un'asta non scortecciata e non verniciata continuerà ad emanare un profumo di amarena per moltissimi anni.

4 - La Ginestra - Rustica, tormentata, ricca di nodi, solchi, bruciature, ha l'aspetto di una vecchia corda di canapa, ma con l'uso diviene lucida come un cristallo. Dura, resistentissima, un po' pesante, è adatta a tenute informali, a giacche di tweed. Proviene dalla Toscana.